Realizzato da Marco Mietta su idea di Diego Lifonti, Il Paninaro viene pubblicato nel dicembre 1985 su Next Special di Edisoft. In un’epoca dominata dalle edicole saturate da cassette pirata, Edisoft fu una delle rare realtà italiane a tentare la strada del software originale. Questa scelta etica portò a una diffusione limitata, circostanza che ha contribuito a rendere il gioco una rarità assoluta, facendolo sprofondare in un oblio durato decenni.
Oggi, a decenni di distanza, il valore de Il Paninaro risiede nella sua incredibile valenza documentaria. È una delle pochissime opere digitali capaci di fotografare con precisione i miti e gli status symbol della Milano "da bere" degli anni '80, periodo in cui la satira di un giovane Enzo Braschi all'interno della trasmissione Drive In rendeva il fenomeno dei Paninari un tormentone nazionale.
Il gioco cattura visivamente l'estetica di una delle tante "tribù" urbane contrapposte: mentre le strade erano divise tra Punk, Dark, Metallari e Mods, i Paninari emergevano attraverso piumini Moncler, scarpe Timberland e le soste rituali al Burghy. L'ambientazione, ricostruita con i soli caratteri PETSCII del Commodore 64 da un giovane Carlo Santagostino (all'epoca non accreditato), suscita oggi una profonda tenerezza: la rappresentazione di luoghi reali e iconici come l'Arco della Pace e il Duomo, unita alla visione del cartellone dei prezzi all'interno del fast-food (con un "Big Burger" a sole 2400 lire), trasforma l'esperienza in un sussulto nostalgico che oggi si tinge inevitabilmente di importanza storica.
La ricerca è stata inquinata per anni dall'esistenza di un celebre falso storico: un gioco molto diffuso nei circuiti della pirateria industriale che portava lo stesso titolo, "Il Paninaro", ma che in realtà altro non era se non un hack di Burger Time con i crediti rimossi. Questa confusione ha reso ancora più preziosa la ricerca del vero titolo Edisoft.
La disponibilità attuale di questo software è il risultato di un'odissea tecnica. Era il 13 ottobre 2007 quando, sulle pagine di Ready64, il gioco è stato pubblicato, sottraendolo all'oblio. Il recupero del segnale dalla cassetta originale e la sua conversione in formato digitale (.TAP) è stato un processo critico, risolto solo grazie alla tenacia di Simosette e Leonardo, che ne hanno curato il ritrovamento fisico, e all'intervento di Ian Coog, che ha analizzato e fixato il codice originale, rendendo il titolo finalmente fruibile.
Di notevole interesse nella sezione Museo, la galleria dedicata alle bozze di sviluppo realizzate da un quindicenne Carlo Santagostino.
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