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Recensione di Uwol: Quest for Money

Copertina di Uwol: Quest for Money
Editore
RGCD
Anno
2010
Genere
Platform, Schermo Singolo
Scheda gioco
Recensione di
Roberto
Pubblicata il
20-08-2010
Media voti
7.5


uwol_quest_for_money_01.png

L'uscita di un nuovo videogame per Commodore 64 è sempre un piccolo evento che però, probabilmente, non riscuote l'interesse che meriterebbe.

All'estero la situazione sembra essere migliore ma forse il problema è mascherato dalla naturale superiorità numerica degli anglofoni rispetto agli utilizzatori dell'italico idioma.

Il motivo reale potrebbe invece avere a che fare con il ruolo ricoperto dal Commodore 64 in tempi di emulazione. Come tutti i sistemi che hanno concluso la loro parentesi commerciale, infatti, è rimasto ancorato nella coscienza collettiva per le sensazioni vissute nell'adolescenza ed esercita poco appeal se osservato sotto una prospettiva attuale.

uwol_quest_for_money_05.pngNemmeno i fuoriclasse riescono ad infrangere questa invisibile barriera, si pensi per esempio a Knight'n'Grail o Joe Gunn, che se pure visivamente rudimentale, old school se preferite, vanta un level design di tutto rispetto.

Anche Uwol: Quest for Money probabilmente subirà la stessa sorte ed è un peccato perchè bastano pochi minuti per rendersi conto di trovarsi di fronte ad un prodotto superiore rispetto alla media (escono molti più giochi per C64 di quanto non si creda, ma la maggior parte restano dimenticabili).

Uwol, in poche parole, è il classico platform a schermo singolo che, in questo caso, ci vede impegnati nella raccolta delle varie monete presenti sullo schermo. Per la precisione la valuta in questione è il famoso (o famigerato...) EURO; un tocco di realismo in un contesto altresì surreale, popolato da icone del genere horror quali Dracula e Frankenstein invero molto ben rievocate grazie ad uno stile caricaturale particolarmente riuscito.

uwol_quest_for_money_04.pngGli sfondi sono sempre "pieni", nonostante ciò i personaggi risultano ben distinguibili, segno che la scelta dei colori è stata felice. La cosa più apprezzabile resta invece l'uso massiccio della tecnica di sprite overlay che viene impiegata anche su tutti i nemici e non solo sul nostro alter ego, come solitamente avviene.

Difficile stabilire qual è il miglior pregio di Uwol; della grafica si è già detto, ma la giocabilità e le musiche, al tempo stesso creepy ed allegre, si attestano sul medesimo livello.

Il protagonista risponde ai controlli in maniera efficace grazie ad pizzico di inerzia perfettamente dosata e si muove all'interno di schemi realizzati in maniera molto soddisfacente. Circostanza affatto scontata; non a caso moltissimi giochi attuali per Commodore 64 sono remake, scelta che solleva il team di sviluppo dalla realizzazione di un aspetto molto oneroso, la costruzione dei livelli, i pattern dei nemici e degli altri elementi presenti nel gioco.

L'azione ricorda vagamente quella di Bomb Jack, mentre l'apparizione del fantasmino allo scadere del tempo non può che richiamare alla mente il temibilissimo e spietato EVIL OTTO, tornato di moda dopo la recente uscita di Berzerk Redux. Naturalmente quando ciò avviene l'unica cosa da fare è cercare di completare lo stage nel più breve tempo possibile.

uwol_quest_for_money_02.pngUwol è anche la prova che passione e creatività prevalgono sull'impiego di tecniche di programmazione complesse. Volendo cercare il pelo nell'uovo, va segnalata soltanto la presenza di un cenno di flickering allorché si sposta il personaggio oltre i bordi. Comunque, giova ricordarlo, gli spagnoli Mojon Twins non paiono certo degli sprovveduti, nonostante questa sia la loro prima prestazione su Commodore 64 dopo aver ottenuto una certa popolorità grazie ad una serie di titoli per ZX Spectrum. Lo stesso Uwol è una conversione da Speccy che, per inciso, mette impietosamente a nudo il divario tra le due macchine.

Da parte del gruppo spagnolo era attesa l'uscita degli annunciati Ilogicall e Nanako in Classic Japanese Monster Castle, ed invece ecco spuntare senza preavviso Uwol: The Quest for Money. Senza ombra di dubbio una piacevole sorpresa dalla Spagna.

PS: lo ammetto, volevo concludere la recensione scrivendo "Carramba che Sorpresa!". Ma non me la sono sentita.

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