Autore Topic: 2703, Program (special Program, Special Playgames)  (Letto 6260 volte)

Roberto

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2703, Program (special Program, Special Playgames)
« Risposta #15 il: 20 Dicembre 2007, 14:26:34 »
Citazione da: "djwiper"
PS: Ma perché a nessuno balena mai l'idea che non si comprava software originale perché non v'era traccia di rivenditori? Non tutti abitano nelle grandi città... :P
A me sembra un capovolgimento della realtà.

Secondo te i pirati sopperivano ad una carenza degli importatori ufficiali.

Invece il problema stava a monte; erano gli importatori ufficiali ad essere scoraggiati dall'investire proprio perchè il mercato era già occupato dai prodotti pirata.
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koseidon72

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2703, Program (special Program, Special Playgames)
« Risposta #16 il: 20 Dicembre 2007, 14:40:12 »
 Grazie Roberto per il link...
 

djwiper

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2703, Program (special Program, Special Playgames)
« Risposta #17 il: 20 Dicembre 2007, 15:25:06 »
 
Citazione da: "Roberto"
Citazione da: "djwiper"
PS: Ma perché a nessuno balena mai l'idea che non si comprava software originale perché non v'era traccia di rivenditori? Non tutti abitano nelle grandi città... :P
A me sembra un capovolgimento della realtà.

Secondo te i pirati sopperivano ad una carenza degli importatori ufficiali.
 
Il brutto dei forum è che data una citazione "A" spesso, per gli evidenti limiti della scrittura "breve", viene travisata in "B". Ancora più brutti sono i "secondo te" che mettono in bocca affermazioni che (spesso) non appartengono a colui che ha scritto "A".

Edit: piccolo typo.
Ho capito di odiare le firme...

iAN CooG

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« Risposta #18 il: 20 Dicembre 2007, 20:51:50 »
 
Citazione da: "djwiper"
Il brutto dei forum è che data una citazione "A" spesso, per gli evidenti limiti della scrittura "breve", viene travisata in "B". Ancora più brutti sono i "secondo te" che mettono in bocca affermazioni che (spesso) non appartengono a colui che ha scritto "A".
 
Se magari spieghi cosa volevi veramente dire, visto che anche io ho capito la stessa cosa leggendoti, eviteremmo sia fraintendimenti che noiosi battibecchi dovuti a maleinterpretazioni.
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djwiper

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« Risposta #19 il: 20 Dicembre 2007, 21:23:37 »
 Che il mercato fosse occupato dai pirati, complice la carenza legislativa, penso sia stata una realtà inconfutabile. Ma trovatemi un mercato che non è saturo! Ciò che ho detto è che in vaste aree non c'era la minima traccia di software originale per C64. Minima traccia vuol dire che chi di competenza (a mio avviso sbagliando) non aveva investito nella distribuzione del software e questo andava a favore delle case editrici dei vari "Settimana games". Per me è stato un errore perché non tutti preferivano una cassetta macellata ad un gioco originale, magari col suo scatolo e libretto di istruzione.

Davvero: non penso che sia stato esclusivamente un problema di concorrenza sleale.

Credo sia superfluo aggiungere che questa è una mia opinione.
Ho capito di odiare le firme...

ecstaticax

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2703, Program (special Program, Special Playgames)
« Risposta #20 il: 21 Dicembre 2007, 09:15:41 »
 Ragazzi suvvia. Si pensa che in Italia non esista un mercato creativo di videogiochi per colpa della pirateria, ma sono solo supposizioni fra l'altro non appoggiate da NESSUNA teoria.

Vi invito, allora, a dirmi, in campo tecnologico cosa vi sia in Italia di fiorente e consolidato.

Non abbiamo UNA SOLA AZIENDA che sia all'avanguardia. Una volta c'erano l'Olivetti, la Magnetimarelli, la Zanussi, e chissa' quante altre dimentico. E voi dite che se oggi in Italia nessuno sviluppa videogiochi e' per colpa di 2703 o Pier? Ma dai!

Dobbiamo stare con i piedi per terra. L'Italia, a livello politico e sociale, e soprattutto economico, ha intrapreso una strada verso il crollo totale. Noi, come "nuova" generazione abbiamo le mani legate. Ve ne rendete conto guardando il mercato del lavoro: contratti interinali, co.co.co., una sfilza di laureati disoccupati, un mare di extracomunitari che fanno il lavoro sporco pagati 4 lire dagli imprenditori che pensano solo a massimizzare il guadagno e se ne infischiano delle tasse, ecc.

Qui la situazione e' disperata, le banche, gradualmente, stanno impossessandosi della vita privata dei cittadini, del potere delle istituzioni, e di quello che, lentamente, e' stato costruito negli anni della repubblica. Ti vuoi sposare? Devi quasi sicuramente passare per una banca, che lottera' a man bassa per farti stipulare un mutuo a tasso variabile e tenerti in ginocchio da oggi ai prossimi 30 anni.

E voi pensate minimamente che Quake non sia stato programmato in Italia per colpa dell'edicolante?

Ringraziamo il Cielo che vi siano state le edicole. Ai tempi del C64, NESSUNO credeve nei videogiochi. Nei negozi a malapena vendevano i computer con un paio di giochi e per di piu' in cartuccia. Io, che abito in una cittadina in provincia di Venezia, riuscii a trovare Defender (Atari) originale in cartuccia per Vic20 a Bologna. Per non parlare di Zork III in versione floppy originale Commodore: SOLO a Bologna.
Idem per i giochi della Magnetic Scrolls su Amiga.
Forse qualcosa si e' iniziato a vedere quando la Lago vendeva per corrispondenza.
Ma siamo onesti: quale persona raziocinante avrebbe mai potuto aspettare 20gg, pagare 10 volte di piu', quando aveva lo stesso gioco a una frazione del costo e a tempo zero in edicola? E se le cassette non andavano le riportavi all'edicolante, mentre con i negozianti ogni volta era un problema (ricordo ancora la fatica per farmi sostituire Master of the Lamps originale per C64).
E i caricamenti non li ricordate? I giochi Activision originali per 64 (io avevo Pitfall2 e H.E.R.O.) avevano dei caricamenti ETERNI (ricordo almeno 100 giri di nastro). La cassettina con il turbo tape, si e no, ne occupava un quinto.

Le edicole sono state il miglior circuito di distribuzione dei videogiochi che si sia mai visto fino a questi ultimi anni, dove invece internet la fa da padrona.
Voi pensate che negli USA la pirateria non esista? Prima le BBS, gli ftp poi e il p2p oggi, sono stati gli strumenti di massima diffusione di pirateria, strumenti che fanno letteralmente impallidire le nostre care edicole.

Trovo che sia ipocrita puntare il dito in questa maniera.

Inoltre, mi sembra indubbio che sia proprio grazie alla pirateria che gente in gamba come i Team17 sia potuta emergere.

Non voglio assolutamente fomentare la polemica, ma trovo strano che, di fronte a uno scenario paragonabile al crollo dell'impero romano, ci sia qualcuno che condanni i videogiochi piratati degli anni '80 in questa maniera estrema, assumendo atteggiamenti piu' propri del revisionismo e della fantastoria che non dello storico che ha vissuto attivamente gli "anni d'oro".


 

SevenLegion

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« Risposta #21 il: 21 Dicembre 2007, 15:43:44 »
 Vedo hai una punto di vista molto diverso dal mio su questo argomento sfaccettato e complesso...

Comunque ti prendo in parola: non voglio alimentare inutili polemiche e lasciamo pure da parte la "fantastoria".

Quello che volevo dire e' che ben vengano gli approfondimenti e i retroscena sul fenomeno storico della pirateria in relazione al Commodore 64.
Non si vada pero' a cadere nella celebrazione dei singoli "pirati", presentando come "sfide epiche" l'infrazione quella o di quell'altra particolare protezione....

Che poi, se non erro,  e' un po' la linea di condotta che Roberto ha preannunciato nel suo primo post...

 

Roberto

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« Risposta #22 il: 22 Dicembre 2007, 12:05:40 »
 
Citazione da: "ecstaticax"
In fin dei conti, se il mercato italiano non e' mai decollato e' stato perche' era ben piu' facile approfittare della carenza di normativa vigente sul diritto d'autore e scopiazzare i giochi altrui.

Citazione da: "ecstaticax"
IMHO affermare che la pirateria ha ucciso una potenziale imprenditoria videoludica italiana e' un errore grossolano.

Citazione da: "ecstaticax"
Ragazzi suvvia. Si pensa che in Italia non esista un mercato creativo di videogiochi per colpa della pirateria, ma sono solo supposizioni fra l'altro non appoggiate da NESSUNA teoria.

 :stordita:  
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Loky

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« Risposta #23 il: 23 Dicembre 2007, 11:07:22 »
 Chi suppone che la pirateria non possa fermare l'industria ludica provi a rispondere a questa domanda:




supponiamo che tu sia un programmatore/informatico/ingegnere informatico,
1) Apriresti mai una società per la produzione di videogiochi in Italia? Se si/no, perchè?
2) Apriresti mai una società per la produzione di videogiochi fuori  Italia? Se si/no, perchè?
 


 

Cbm

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« Risposta #24 il: 24 Dicembre 2007, 20:42:34 »
 Io credo che l'idea di Djwiper sia una giusta variabile da aggiungere alla più ampia e completa teoria sociologica, sostanzialmente accettabile, che Roberto periodicamente (sarà merito delle fasi lunari) si trova costretto a reillustrare.

Anche per me, povertà di distribuzione capillare e pubblicità ebbero una parte di responsabilità nel tenere lontano dal mercato degli originali un certa percentuale di persone.

Negli anni ottanta, per raccontare l'esperienza personale, il mio C16 rimase nella desolazione più totale per un tempo indeterminato, snobbato dalle "edizioni edicola"; potrei provare ad affermare che il C16 si salvò dal fenomeno. Ma non per questo i canali ufficiali, liberi da concorrenza, si misero ad offrire materiale originale invece del nulla.
Certo, il 16 ebbe una diffusione limitata, ma questo vale anche di più all'estero, ma qui ci fu sicuramente una certa produzione e diffusione dell'originale persino per i fratellini minori di casa Commodore.

Quindi le cassette da edicola sarebbero state auspicabili?
Rispondere a questa domanda in modo secco la vedo più difficile che dare una risposta all'altro annoso quesito: è nato prima l'uovo o la gallina?
C= - Dal 1985! Lunga vita e prosperità.

cepsanta

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« Risposta #25 il: 29 Dicembre 2007, 23:52:26 »
 Aggiungo  anche io i miei 2 bytes a questo thread.
Recentemente ho discusso con Rob in una chat sull'argomento dove mi “rimproverava” ;) di aver trovato aspetti positivi nella distribuzione di giochi pirata in edicola… e in effetti l’aspetto “positivo” che ho trovato è, come accennato da Rob, riferibile più alla pirateria in generale, almeno quella intesa come “gratuita” o quasi, quella della “scena” o degli amici degli amici che copiano giochi per diffondere software altrimenti irraggiungibili o almeno impossibili da visionare se non indirettamente, anche se, per quella che è stata la mia personale esperienza nei primi anni '80, mi sono drogato di cassette SIPE e simili, e francamente, non vedo come avrei potuto accedere a giri "pirata" già da subito... l’informatica non era certo quella di adesso… ma IMHO la "colpa" se la vogliamo trovare, non è riconducibile ai signori SIPE et simili…
Ricordo infatti che già ai tempi dell'Atari 2600 (si, già allora) in un negozio, di cui posso fare nomi e cognomi, “Supergames” in via Vitruvio, 38 – Milano, dove abitualmente compravo i giochi per il mio adorato Atari 2600 (mi ricordo in particolare due cartridge della Parker Brothers, Frogger e Spider Man), mi recai subito dopo aver ricevuto in regalo per natale lo Starpath Supercharger (sistema che permetteva di caricare i giochi da cassette audio sull’Atari 2600) e quando andai a comprare “Escape from the Mindmaster”  mi offrirono, con mio immenso stupore, la versione “copiata” a meno della metà del prezzo… io che non sapevo nulla di cosa fosse una “copia” chiesi timidamente: “ma che differenza c’e’?”... risposta:  “nessuna, a parte la copertina in bianco e nero anziché a colori (fotocopiata)”… cosa doveva fare, secondo voi, un timido ragazzino di 14 anni alle prese con i problemi di risparmio sulla paghetta settimanale? Non sapevo certo nulla ne di regole di mercato o problemi di copyright! Al contrario del negoziante che invece poteva impunemente vendere le cassette copiate guadagnandoci il doppio a scapito del produttore e del distributore!
E cosa dire negli anni successivi, anni del C64 e dello Spectrum, con gli scaffali dei negozi pieni di copie di giochi anziché di originali? Centinaia, migliaia di cassette audio copiate, dischetti per C64 pieni di compilation di giochi venduti impunemente alla luce del sole nei negozi di informatica?
Intendiamoci, non sto giustificando i “copiadores” da edicola esentandoli da colpe, sono stati approfittatori della situazione tanto quanto i negozianti tradizionali, hanno solo utilizzato un differente circuito distributivo, ma, in conclusione, la vera colpa della situazione Italiana, la dobbiamo alla mancanza di lungimiranza dei nostri governanti che allora come ora, non sono assolutamente reattivi  alle novità del mercato. Non sono riusciti a colmare il vuoto normativo nel tempo utile ad un mercato vivace e in rapidissima evoluzione come quello del videogioco. E quando ci sono riusciti, se non sbaglio con una legge apposita nel 1990, la situazione era ormai “di fatto” danneggiata, dove i negozianti sono andati avanti ancora per anni a proporre dischetti copiati dei giochi per Amiga anche quando ormai era “ufficialmente” illegale. Ci sono voluti anni per arrivare ad una situazione stabile e simile al resto del mercato europeo, con la pirateria non certo scomparsa, ma relegata alla sua “naturale” esistenza (sarebbe un errore colossale negare l’evidenza e dire che la pirateria non esiste o non “dovrebbe” esistere).
Per fare un esempio, pensate se lo stesso vuoto legislativo fosse esistito al momento del lancio dei film in DVD!, altro che copie dal marocchino! Pensate ai negozi liberi di vendere copie dei film, oppure di trovare in edicola film in DVD con il titolo cambiato :lol: … come sarebbe l’attuale situazione del mercato cinematografico italiano? Non si può dire che la pirateria esistente nel mercato audio/video non danneggi in qualche modo il mercato stesso, ma resta comunque un fenomeno relegato e perseguito, lasciando liberi i produttori cinematografici di guadagnare comunque da un mercato regolamentato.
Io, appassionato di cinematografia, possiedo più di 400 DVD originali, anche se faccio parte da sempre di quella ristretta cerchia di “smanettoni” che hanno potuto sin da subito scaricare i film in DivX da Internet o copiare i DVD affittati, prima su cd e adesso su DVD-R…
p.s.
nel 1984, dopo diversi minuti di indecisione, optai per comprare comunque l’originale di Escape from the Mindmaster, un po’ perché comunque avevo già risparmiato i soldi necessari ma soprattutto perché la copertina a colori mi piaceva molto di più della fotocopia in b/n ;)… anche se insieme comprai subito una copia di “Rabbit Transit”…
Buona notte!
 
Carlo Santagostino.

Roberto

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« Risposta #26 il: 30 Dicembre 2007, 09:42:24 »
 Finalmente qualcuno ha centrato il problema.
Non si può parlare, in riferimento alla situazione italiana, di "Pirateria" in senso generico altrimenti si rischia di cadere nel qualunquismo.

I tre tipi di pirateria sono ben distinti e vanno necessariamente discussi in maniera separata.
Certamente quello relativo alla Scena oltre ad essere fisiologico di qualsiasi mercato aveva comunque un fine "nobile" che non era assolutamente quello dell'arricchimento fine a sè stesso ma piuttosto della ricerca e della volontà di conoscere l'intima conoscenza della macchina. Si può pensare al cracker come una figura romantica mossa soprattutto dal senso di sfida nel capire ed aggirare le varie protezioni.
I successi ottenuti da questo "movimento" sono indubbi, penso a Snacky cracker tedesco dei G*P che ha inventato la tecnica IFFL.

Arrivo a capire persino la pirateria (subdola, diciamolo :D) del negoziante che propone la copia registrata con le due piastre. Era comunque un'attività svolta semi-clandestinamente, non sbandierata e - correggetemi se sbaglio - è stata anche la prima ad essere colpita dagli interventi della Guardia di Finanza.

Oltre i due casi citati sopra però non riesco proprio a celebrare in qualche modo la pirateria da Edicola, sfacciata, alla luce del sole, fatta con mezzi propri dell'industria normale, che viaggiava con regolare bolla, e distribuita capillarmente in decine di migliaia di punti vendita mentre case editrici come la Systems Editoriale arrancavano sforzandosi di produrre giochi originali fatti da programmatori italiani.
Per non parlare dello scempio della rinominazione dei vari titoli, che ritengo un sacrilegio verso opere della creatività umana e fonte di disinformazione.
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« Risposta #27 il: 14 Gennaio 2008, 03:35:30 »
 Un saluto a tutti, questo è il mio primo post!   :ciauz:

Trovo la discussione sulla pirateria in edicola molto interessante e vi confesso che anch'io ho acquistato negli anni 80' le mitiche cassette da edicola.
Ma ben presto mi accorsi che non erano così convenienti, perchè:

1) Acquistavo le cassette in edicole perchè cercavo di reperire (anche per la difficoltà di trovare gli originali) alcuni giochi che magari trovavo recensiti su zzap! Purtroppo guardano le copertine dei vari special program, logica 2000, etc. mi era impossibile capire quali giochi venissero crakkati, visto che  titoli e schermate venivano modificati; allora se trovavi scritto "bombarolo" a naso potevi capire che era bomb jack, ma nella stragrande maggioranza dei casi questo non avveniva e allora mi trovavo a spendere 8000 lire per 10 giochi dove però non c'erano quelli che desideravo! Morale della favola, alla disperata ricerca di un titolo finivo per aquistare 2-3 cassette in edicola AL MESE spendendo di più del gioco originale (che in genere costava 15000-18000 lire) senza reperirlo!

2) Quando  incominiciò a diffondersi il multiload fu una tragedia, perchè nelle famose cassette contenenti 10 titoli spesso di un gioco conteneva solo il 1 livello!

3) A volte i giochi da edicola si bloccavano per evidenti bug! Non solo, ma spesso era difficile portare a termine il caricamento perchè i turbo loader che venivano utilizzati (molto efficienti) richiedevano una taratura della testina del  datasette precississima, invece i giochi originali, dal caricamento più lungo, erano maggiormente compatibili con tarature non proprio al top! Mi ricordo di special program e special playgames che  si impiantavano alla fine del caricamento e mi usciva la classica schermata: "syntax error!" E vai con il giravite a cercare una taratura migliore (dopo aver inutilmente pulito la testina)   :doh:


Detto questo, credo che il fenomeno della pirateria  da sempre decreta il successo dell'hardware. Guardate alla playstation, avrebbe venduto tutti quei pezzi senza le mod e pertanto senza la possibità di leggere le copie?

Ci si è chiesto come sia potuto accadere questo per tanti anni senza che  i colpevoli venissero puniti. Spesso dimentichiamo che il mondo a 8 bit era un settore di nicchia e erroneamente tentiamo di paragonarlo con il mondo di oggi, dove i videogames sono un prodotto di massa e vengono addirittura pubblicizzati per TV come la simmenthal.
I giochi che venivano crakkati e venduti in edicola nel 99% erano software americani e inglesi. E voi sietie così sicuri che queste software house erano a conoscenza di ciò che accadeva  qui in Italia, pardon nelle edicole italiane?
Molto probabilmente queste software house non ne erano a conoscenza (e chi avrebbe dovuto dirglielo poi, il distributore italiano? Andiamo!) perchè se avessero intentato cause serie portando in tribunale originale e copia, molto probabilmente avrebbero vinto.
Un caso simile successe anche con i cartoni animati giappponesi degli anni '80. Se vi ricordate sull'onda del  successo dei vari Goldrake, Candy candy etc. in Italia negli anni 80 uscirono parecchie pubblicazioni a fumetti (tipo Junior TV) ma attenzione! Non erano i manga originali che trovate oggi in edicola, erano storie disegnate da autori italiani!
Sono stati pagati i diritti per quelle storie? In Giappone ne erano a conoscenza?
Ne dubito.

saluti

Giulio    


     

Roberto

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« Risposta #28 il: 14 Gennaio 2008, 12:52:21 »
 
Citazione da: "utente cancellato"
Ci si è chiesto come sia potuto accadere questo per tanti anni senza che  i colpevoli venissero puniti. Spesso dimentichiamo che il mondo a 8 bit era un settore di nicchia e erroneamente tentiamo di paragonarlo con il mondo di oggi, dove i videogames sono un prodotto di massa e vengono addirittura pubblicizzati per TV come la simmenthal.
I giochi che venivano crakkati e venduti in edicola nel 99% erano software americani e inglesi. E voi sietie così sicuri che queste software house erano a conoscenza di ciò che accadeva  qui in Italia, pardon nelle edicole italiane?
Ciao, benvenuto.
Sono d'accordo su tutto, l'unico appunto che mi sento di fare è che il settore delle cassette era tutto fuorchè di nicchia. In quel campo ci fu una vera e propria esplosione di vendite con fatturati milionari, nettamente superiore a quelli realizzati oggi da quegli editori che vendono le riviste con i CD/DVD allegati (che anzi mi risultano essere nettamente in crisi).

Perchè non venivano denunciati dalle Software House straniere?
Finchè una SH inglese o americana non era rappresentata in Italia da un importatore ufficiale non avrebbe avuto vantaggi a intraprendere le vie legali.
Quando iniziarono a prendere piede i primi importatori ufficiali (e le prime denunce), tra i pirati si diffusero liste di Software House da non piratare.
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« Risposta #29 il: 14 Gennaio 2008, 16:06:35 »
Citazione da: "utente cancellato"
Spesso dimentichiamo che il mondo a 8 bit era un settore di nicchia e erroneamente tentiamo di paragonarlo con il mondo di oggi, dove i videogames sono un prodotto di massa e vengono addirittura pubblicizzati per TV come la simmenthal.
Giochi che si vendono in edicola ora -> diritti milionari da pagare, specie per i titoli tripla A, prezzi tenuti alti dalla concorrenza tra le riviste (specie quando TGM e GMC si davano battaglia).

Giochi contenuti nelle cassette dell'epoca -> zero diritti da pagare.